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Morro D’Alba in notturna

Scoprire il borgo nella sua dimensione notturna è un’esperienza affascinante, consigliata in ogni stagione ma particolarmente suggestiva in estate, quando il caldo della costa e dell’entroterra spinge a rifugiarsi in collina, dove è più ventilato, un’abitudine antica, che avevano già le famiglie nobiliari dal ‘500 in poi.
L’itinerario suggerito parte dal centro di piazza Tarsetti, dove si trova la Stele con il graffito del Maestro Enzo Cucchi. Qui è stata pensata e realizzata l’installazione dal nome “the sign” che valorizza l’opera del padre della Transavanguardia, nativo di Morro d’Alba. Volgendo lo sguardo al castello, l’arco di ingresso al borgo appare illuminato con colori diversi a seconda dell’evento in programma o della stazione, una personalizzazione che regala un’emozione sempre nuova.
Invogliati ad attraversarlo, si scorge verso il centro della rocca, in profondità, piazza Barcaroli, con un’altra installazione luminosa, è “The Symbol”, l’installazione che illumina, a sua volta, un’opera di land art che racconta il nostro territorio, frutto di un workshop con l’accademia Poliarte nella prima edizione di Green Loop Festival. Appena superato l’arco di ingresso al borgo, suggeriamo di entrare nel camminamento di ronda La Scarpa.
Il cartello del Bacio è già un esplicito invito a riconoscere questo luogo come uno dei più romantici della Marche. Il Monumento presenta una parete laterale con numerose porte o finestre. Sono gli accessi degli abitanti del borgo, che condividono questo straordinario gioiello architettonico con i turisti. Le aperture verso l’esterno, detti “finestroni”, consentono di osservare la campagna marchigiana. Percorrendo il Camminamento, si incontreranno due torri scoperte da cui osservare il panorama circostante. Torre Federico I (Il Barbarossa), è orientata a ovest. Torre Teodorico, che spesso in estate diventa il palcoscenico per concerti, matrimoni e presentazioni teatrali, è orientata a est e da questa si scorge la costa da cui è possibile osservare la nascita della luna che riflette la sua luce sul mare.
Proseguendo, un altro suggestivo punto di osservazione è la terrazza davanti il ristorante. Si tratta di un’interruzione della copertura del camminamento generata in seguito a una demolizione intervenuta dopo il secondo dopoguerra. La perdita della copertura architettonica, lascia lo spazio a un panorama mozzafiato, sia di giorno che di notte, dove è possibile osservare la costa di Falconara e Ancona e scorgere sulle creste delle colline, le luci dei borghi circostanti. Nella bella stagione non è inusuale avvertire l’odore di salsedine provenire dalla costa. È un fenomeno che influenza il vino prodotto nelle nostre colline, sia che si tratti del Verdicchio, che risulta particolarmente minerale in
questa zona, la più a est del territorio di produzione, sia che si tratti del vino Lacrima di Morro d’Alba, con il suo inconfondibile bouquet di rose e viole.
Proseguendo il percorso lungo il Camminamento la Scarpa, si incontra la porta di ingresso ai Sotterranei- Museo Utensilia, in cui sono custodite, in uno splendido complesso architettonico, le opere del Maestro della fotografia Mario Giacomelli, insieme a una collezione ragionata di strumenti della cultura mezzadrile.
Altro ingresso da non trascurare è quello all’enoteca in cui i wine lovers non sapranno resistere dal munirsi di calice per conoscere e degustare il vino del territorio, anche in abbinamento ai prodotti locali, ed eventualmente farne l’acquisto.
Procedendo lungo il Camminamento di ronda, si scorge, anche a distanza, una luce rossastra sulla pavimentazione. È “Hellish Walk” l’opera luminosa, ispirata a Dante, che restituisce il fascino di una passeggiata tra le fiamme, in un monumento unico in Europa. All’uscita dal Camminamento di ronda ci si ritrova in piazza Romagnoli, dalla parte opposta a quella in cui si è entrati. In soli trecento metri si è percorso un viaggio suggestivo, un’esperienza unica fra storia e paesaggio che emoziona tutti i visitatori.
Ma se vi trovate sul borgo più romantico delle Marche durante uno degli eventi, non mancate di osservare il Castello dal Piazzale Bersaglieri per ammirare “Green Heart”, il videomapping che viene proiettato sulla parete della facciata del castello, e che offre una narrazione inedita e spettacolare del borgo di Morro d’Alba. L’installazione è visibile a chilometri di distanza. A Natale il progetto luminoso viene personalizzato con giochi di luce dedicati alla magia di questo periodo.
Fra magie di luci, inebrianti calici e paesaggi mozzafiato, la visita a Morro d’Alba in notturna è un’esperienza da non mancare.

Morro d’Alba in Foliage

L’autunno con i suoi colori è la stagione migliore per conoscere i paesaggi delle Terre del Lacrima, il vitigno autoctono di Morro d’Alba, Città del Vino e uno dei borghi certificati “Borghi più belli d’Italia”.
Siamo in un territorio straordinario dove si produce un nettare rosso rubino, il Lacrima di Morro d’Alba DOC, che attira intenditori e turisti del vino al pari di un eccellente bianco come il Castelli di Jesi Verdicchio, Classico. La forte impronta rurale di questi luoghi è visibile in particolare dal crinale della frazione di Sant’Amico che si raggiunge da Morro d’Alba attraverso una bellissima strada: un mondo a sé, di pace e lavoro, dove querce, girasoli, ulivi, viti, cantine e strutture ricettive disegnano una campagna che resta nella memoria.

I lieti colli a metà strada tra la stazione balneare di Senigallia, sulla costa adriatica, e la città di Jesi, che ha dato i natali all’Imperatore Federico II, sono stati frequentati fin dall’antichità. Proprio a Sant’Amico è venuto alla luce un medaglione d’oro del VI secolo di manifattura bizantina con l’effige del re Teodorico, l’unica immagine esistente del sovrano ostrogoto, che porta i baffi alla maniera
gotica. Morro prende nome dall’altura (Murr nella lingua preromana) su cui è stata edificata, in posizione strategica, la fortezza che doveva sorvegliare il territorio, dal 1213 passato sotto l’influenza di Jesi. L’originale cinta muraria a base pentagonale e il suo particolare camminamento di ronda detto La Scarpa, caratterizzano questo piccolo borgo di 1800 abitanti. La rocca è una costruzione unica nel panorama europeo: il Castrum Murri, l’originaria fortificazione feudale, si presenta attualmente con imponenti mura esterne scarpate e alte torri poligonali. A partire dal Seicento la rocca perde la funzione difensiva e, poiché lo spazio interno al borgo è ormai esaurito, per rispondere alla forte esigenza abitativa si costruiscono, anche nel secolo successivo, nuove case sopra la cinta muraria, andando a coprire il vecchio camminamento di ronda.

È nata così “la Scarpa”, un percorso di trecento metri, quasi completamente coperto, lungo tutto il perimetro delle mura castellane. Delle aperture regolari, dette finestroni, consentono di osservare la campagna circostante. Questa espansione architettonica ha generato una sorta di micro-città, completamente autonoma, dove le porte delle dimore principali e persino l’ingresso della palazzata comunale si affacciavano sul camminamento di ronda che diventava così la via principale del borgo.
Successivamente le aperture sul camminamento sono divenute botteghe artigiane.

La passeggiata lungo la Scarpa è uno straordinario punto di osservazione del paesaggio marchigiano che va dai Monti Sibillini fino al mare Adriatico e al Monte Conero e al promontorio del San Bartolo verso Pesaro. Vista attraverso i quasi novanta finestroni aperti sul camminamento di ronda, la campagna appare come in un quadro, ogni volta diverso. Le colline digradano dolcemente dai monti al mare, disegnando sinuose ed eleganti linee, come quelle che si ammirano negli scatti del grande fotografo Mario Giacomelli esposti nei sotterranei del castello- Museo Utensilia.

A seconda dell’ora del giorno e delle stagioni, la Scarpa regala emozioni. La campagna cambia incessantemente luce e colore, e in uno dei brevi tratti all’aperto ci si può fermare per raccogliere in un unico colpo d’occhio la montagna e il mare. Ci sono due torrioni scoperti che consentono di uscire dal circuito delle mura per osservarle dall’esterno: la torre Federico I (il Barbarossa), a ovest, dove sostano i romantici per ammirare il tramonto in un tripudio di rondini che volano vicinissime, e la torre Teodorico, a est, dalla quale in estate è possibile osservare l’alba e il riflesso del sole sul mare, che dista solo una decina di chilometri in linea d’aria. Concerti di chitarra, letture di poesia,
degustazioni a lume di candela – soprattutto al tramonto quando il gioco di luci e colori rende ancor più seducente il camminamento di ronda – trasformano questo eccezionale monumento, già riconosciuto come Meraviglia Italiana, in un palcoscenico di eventi per residenti e turisti. Nei fine settimana la musica si diffonde nella Scarpa grazie a un sistema di filodiffusione che rende la camminata così affascinante da richiamare anche molti sposi per un matrimonio civile. All’emozione della visita di giorno suggeriamo di unire la visita in notturna, quando sono visibili anche le installazioni di light design.

I sotterranei sono un ulteriore elemento che arricchisce la peculiare architettura di Morro d’Alba.
Sono gli ambienti ipogei della cinta muraria, composti da una fitta concatenazione di grotte, cunicoli, corridoi, pozzi e nicchie. Risalgono al XIV-XV secolo, vi si accede dal camminamento di ronda e oggi ospitano la sede del Museo Utensilia, una raccolta di oggetti, attrezzi agricoli e domestici, legati alla cultura mezzadrile che dal Medioevo ha plasmato questo territorio estremamente frazionato, dove ogni casale costituiva un piccolo microcosmo. All’interno delle mura del castello, sulla piazza interna, la palazzata settecentesca, sede del Municipio, custodisce una tela di Claudio Ridolfi, del 1630 circa, e la settecentesca chiesa di San Gaudenzio, recentemente restaurata, straordinariamente luminosa grazie al recupero della pavimentazione originaria in pietra rosa e bianca e al rinvenimento delle paraste dorate che decorano il transetto e le colonne.

Il foliage è il momento in cui la campagna che circonda il castello e il borgo rinnovano in modo più intenso il loro legame. Le produzioni vinicole, Lacrima Doc, principalmente, ma anche Il Castelli di Jesi Verdicchio, Classico, hanno segnato nel tempo questi luoghi. Se in estate il colore dominante delle colline, osservate dal camminamento di ronda, è il verde, che uniforma i vitigni unendosi al giallo dei girasoli, finita la stagione del mare la campagna indossa la sua “gonna rossa”, come direbbe Emily Dickinson. La foglia del vitigno del Lacrima si dipinge dapprima di sfumature scarlatte, per diventare poi di uno straordinario rosso intenso, lo stesso colore del vino. Vira invece sul giallo la foglia del Verdicchio che, se colpita dal sole, ricorda l’intensità della luce estiva. Dalla Scarpa al vigneto il passo è breve: dalle mura castellane ci si inoltra verso i sentieri curati della campagna fino alla frazione di Sant’Amico. Muniti di macchina fotografica, si passeggia tra i filari cullando lo sguardo su scorci incantevoli, accolti da una vegetazione rigogliosa e disordinata nei tratti non domati dalla mano dell’uomo. Ci si perde fra i profumi dei grappoli abbandonati sui vitigni, rubandone qualcuno per rapirne il gusto. Si fa tappa alla chiesa rurale dei Santi Simone e Giuda, costruita nel Cinquecento impiegando anche mattoni di fattura romana, raccolti probabilmente nella vicina area archeologica.
Il rientro al tramonto fa venire in mente Il vigneto rosso di Van Gogh: un’esperienza sensoriale emozionante che comprende necessariamente la degustazione del Lacrima doc presso una delle tante cantine del borgo.

Ottobre non è solo il mese della vendemmia. Si valorizza anche il tartufo. Nel terzo fine settimana del mese le due eccellenze marchigiane sono celebrate insieme nella Festa del Lacrima di Morro d’Alba e Tartufo di Acqualagna: tre giorni di eventi alla cui organizzazione partecipa l’intera comunità.
Alle visite guidate al borgo e alle cantine si aggiungono concerti, mostre d’arte (la stele al centro di piazza Tarsetti è opera di Enzo Cucchi, come l’esposizione permanente in sala consiliare) e la possibilità di assaggiare le specialità locali: il coniglio e il galletto in potacchio, i vincisgrassi, le tagliatelle alla contadina.

Testo a cura di Alessandra Boldreghini

Morro d’alba in famiglia

Il borgo è un luogo accogliente anche per famiglie e bambini che possono trascorrere un’esperienza entusiasmante, partecipando alle attività sempre pensate per famiglie in occasione degli eventi, ma anche attive tutto l’anno e che trovano come fulcro il Museo Utensilia- Sotterranei del castello.

Presso il Museo Utensilia, per scoprire la cultura contadina giocando è sempre attivo, all’ingresso, la “Caccia all’oggetto nascosto”, a partire dai tre anni. In ogni periodo dell’anno, piccoli e grandi possono scoprire il borgo nella “Caccia al tesoro Fotografica”.

A seconda dell’evento i bambini e genitori si potranno cimentare in Mistero al Museo (Festival Lacrima in giallo), Caccia alle Stelle (Le notti del vino e Calici di Stelle), I mostri di Dante (Dantedì) ma anche nei laboratori tematici Halloween al museo e nel borgo, Domenica al museo e nel borgo, e Cacciatombola di Natale.

Il museo organizza anche visite guidate e laboratori ludico-didattici per scuole a partire dalla scuola
dell’infanzia, per Centri estivi e Compleanni al Museo

PR MARCHE FESR 2021/2027
ASSE 1 - OS 1.2 - AZIONE 1.2.2 - Intervento 1.2.2.2
Titolo progetto: MORRO D’ALBA: TURISMO E CULTURA IN UNO DEI BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA CUP: C51F24004870002 CIG: B4EF82558B