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Morro d’Alba in Foliage

19/03/2026 7 minuti
Morro d’Alba in Foliage

L’autunno con i suoi colori è la stagione migliore per conoscere i paesaggi delle Terre del Lacrima, il vitigno autoctono di Morro d’Alba, Città del Vino e uno dei borghi certificati “Borghi più belli d’Italia”.
Siamo in un territorio straordinario dove si produce un nettare rosso rubino, il Lacrima di Morro d’Alba DOC, che attira intenditori e turisti del vino al pari di un eccellente bianco come il Castelli di Jesi Verdicchio, Classico. La forte impronta rurale di questi luoghi è visibile in particolare dal crinale della frazione di Sant’Amico che si raggiunge da Morro d’Alba attraverso una bellissima strada: un mondo a sé, di pace e lavoro, dove querce, girasoli, ulivi, viti, cantine e strutture ricettive disegnano una campagna che resta nella memoria.

I lieti colli a metà strada tra la stazione balneare di Senigallia, sulla costa adriatica, e la città di Jesi, che ha dato i natali all’Imperatore Federico II, sono stati frequentati fin dall’antichità. Proprio a Sant’Amico è venuto alla luce un medaglione d’oro del VI secolo di manifattura bizantina con l’effige del re Teodorico, l’unica immagine esistente del sovrano ostrogoto, che porta i baffi alla maniera
gotica. Morro prende nome dall’altura (Murr nella lingua preromana) su cui è stata edificata, in posizione strategica, la fortezza che doveva sorvegliare il territorio, dal 1213 passato sotto l’influenza di Jesi. L’originale cinta muraria a base pentagonale e il suo particolare camminamento di ronda detto La Scarpa, caratterizzano questo piccolo borgo di 1800 abitanti. La rocca è una costruzione unica nel panorama europeo: il Castrum Murri, l’originaria fortificazione feudale, si presenta attualmente con imponenti mura esterne scarpate e alte torri poligonali. A partire dal Seicento la rocca perde la funzione difensiva e, poiché lo spazio interno al borgo è ormai esaurito, per rispondere alla forte esigenza abitativa si costruiscono, anche nel secolo successivo, nuove case sopra la cinta muraria, andando a coprire il vecchio camminamento di ronda.

È nata così “la Scarpa”, un percorso di trecento metri, quasi completamente coperto, lungo tutto il perimetro delle mura castellane. Delle aperture regolari, dette finestroni, consentono di osservare la campagna circostante. Questa espansione architettonica ha generato una sorta di micro-città, completamente autonoma, dove le porte delle dimore principali e persino l’ingresso della palazzata comunale si affacciavano sul camminamento di ronda che diventava così la via principale del borgo.
Successivamente le aperture sul camminamento sono divenute botteghe artigiane.

La passeggiata lungo la Scarpa è uno straordinario punto di osservazione del paesaggio marchigiano che va dai Monti Sibillini fino al mare Adriatico e al Monte Conero e al promontorio del San Bartolo verso Pesaro. Vista attraverso i quasi novanta finestroni aperti sul camminamento di ronda, la campagna appare come in un quadro, ogni volta diverso. Le colline digradano dolcemente dai monti al mare, disegnando sinuose ed eleganti linee, come quelle che si ammirano negli scatti del grande fotografo Mario Giacomelli esposti nei sotterranei del castello- Museo Utensilia.

A seconda dell’ora del giorno e delle stagioni, la Scarpa regala emozioni. La campagna cambia incessantemente luce e colore, e in uno dei brevi tratti all’aperto ci si può fermare per raccogliere in un unico colpo d’occhio la montagna e il mare. Ci sono due torrioni scoperti che consentono di uscire dal circuito delle mura per osservarle dall’esterno: la torre Federico I (il Barbarossa), a ovest, dove sostano i romantici per ammirare il tramonto in un tripudio di rondini che volano vicinissime, e la torre Teodorico, a est, dalla quale in estate è possibile osservare l’alba e il riflesso del sole sul mare, che dista solo una decina di chilometri in linea d’aria. Concerti di chitarra, letture di poesia,
degustazioni a lume di candela – soprattutto al tramonto quando il gioco di luci e colori rende ancor più seducente il camminamento di ronda – trasformano questo eccezionale monumento, già riconosciuto come Meraviglia Italiana, in un palcoscenico di eventi per residenti e turisti. Nei fine settimana la musica si diffonde nella Scarpa grazie a un sistema di filodiffusione che rende la camminata così affascinante da richiamare anche molti sposi per un matrimonio civile. All’emozione della visita di giorno suggeriamo di unire la visita in notturna, quando sono visibili anche le installazioni di light design.

I sotterranei sono un ulteriore elemento che arricchisce la peculiare architettura di Morro d’Alba.
Sono gli ambienti ipogei della cinta muraria, composti da una fitta concatenazione di grotte, cunicoli, corridoi, pozzi e nicchie. Risalgono al XIV-XV secolo, vi si accede dal camminamento di ronda e oggi ospitano la sede del Museo Utensilia, una raccolta di oggetti, attrezzi agricoli e domestici, legati alla cultura mezzadrile che dal Medioevo ha plasmato questo territorio estremamente frazionato, dove ogni casale costituiva un piccolo microcosmo. All’interno delle mura del castello, sulla piazza interna, la palazzata settecentesca, sede del Municipio, custodisce una tela di Claudio Ridolfi, del 1630 circa, e la settecentesca chiesa di San Gaudenzio, recentemente restaurata, straordinariamente luminosa grazie al recupero della pavimentazione originaria in pietra rosa e bianca e al rinvenimento delle paraste dorate che decorano il transetto e le colonne.

Il foliage è il momento in cui la campagna che circonda il castello e il borgo rinnovano in modo più intenso il loro legame. Le produzioni vinicole, Lacrima Doc, principalmente, ma anche Il Castelli di Jesi Verdicchio, Classico, hanno segnato nel tempo questi luoghi. Se in estate il colore dominante delle colline, osservate dal camminamento di ronda, è il verde, che uniforma i vitigni unendosi al giallo dei girasoli, finita la stagione del mare la campagna indossa la sua “gonna rossa”, come direbbe Emily Dickinson. La foglia del vitigno del Lacrima si dipinge dapprima di sfumature scarlatte, per diventare poi di uno straordinario rosso intenso, lo stesso colore del vino. Vira invece sul giallo la foglia del Verdicchio che, se colpita dal sole, ricorda l’intensità della luce estiva. Dalla Scarpa al vigneto il passo è breve: dalle mura castellane ci si inoltra verso i sentieri curati della campagna fino alla frazione di Sant’Amico. Muniti di macchina fotografica, si passeggia tra i filari cullando lo sguardo su scorci incantevoli, accolti da una vegetazione rigogliosa e disordinata nei tratti non domati dalla mano dell’uomo. Ci si perde fra i profumi dei grappoli abbandonati sui vitigni, rubandone qualcuno per rapirne il gusto. Si fa tappa alla chiesa rurale dei Santi Simone e Giuda, costruita nel Cinquecento impiegando anche mattoni di fattura romana, raccolti probabilmente nella vicina area archeologica.
Il rientro al tramonto fa venire in mente Il vigneto rosso di Van Gogh: un’esperienza sensoriale emozionante che comprende necessariamente la degustazione del Lacrima doc presso una delle tante cantine del borgo.

Ottobre non è solo il mese della vendemmia. Si valorizza anche il tartufo. Nel terzo fine settimana del mese le due eccellenze marchigiane sono celebrate insieme nella Festa del Lacrima di Morro d’Alba e Tartufo di Acqualagna: tre giorni di eventi alla cui organizzazione partecipa l’intera comunità.
Alle visite guidate al borgo e alle cantine si aggiungono concerti, mostre d’arte (la stele al centro di piazza Tarsetti è opera di Enzo Cucchi, come l’esposizione permanente in sala consiliare) e la possibilità di assaggiare le specialità locali: il coniglio e il galletto in potacchio, i vincisgrassi, le tagliatelle alla contadina.

Testo a cura di Alessandra Boldreghini

PR MARCHE FESR 2021/2027
ASSE 1 - OS 1.2 - AZIONE 1.2.2 - Intervento 1.2.2.2
Titolo progetto: MORRO D’ALBA: TURISMO E CULTURA IN UNO DEI BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA CUP: C51F24004870002 CIG: B4EF82558B