Luca Violini a Morro d’Alba con “Che Bordello”

Luca Violini a Morro d’Alba con “Che Bordello”

Dopo il successo di Odisseo, torna a Morro d’Alba Luca Violini.

Il comune di Morro D’Alba e “Quelli che con la voce”
propongono LUCA VIOLINI nello spettacolo di RadioTeatro

“CHE BORDELLO”

con la partecipazione di 13 allievi del corso avanzato di lettura:
Marisa Abbatantuoni – Lorenzo Baldini – Beatrice Bastianini – Paola Cartuccia – Fabiola Fava – Maurizio Giantomassi
Valentino Magnanelli – Andrea Marsili – Olimpia Minervino – Alida Pierini – Francesca Rossetti – Simonetta Stella – Gioia Tabanelli

MORRO D’ALBA
Venerdì 28 Agosto ore 21.15
Piazza Barcaroli
Ingresso gratuito con prenotazione al 320.5623974
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Un bordello, una casa chiusa, un luogo d’altri tempi, e forse si altri modi di intendere.
Un nodo di esistenze, un microcosmo raccolto, a modo suo protetto.
Un angusto salottino arredato con divanetti damascati e carta da parati a fiorami, lampadario a gocce grandi specchi dalla cornice in gesso dorato, tappeti ormai lisi e polverosi: questo è lo scenario che si disegna nella testa di ognuno di noi, e chissà da quale film, o da quale ricordo atavico è spuntato fuori.
Un buffet con vermouth e cordiale, forse qualche pasticcino.
Un pappagallo sul suo trespolo, con la zampa legata da una sottile catenella, non sia mai che voglia volare.
Inchiodato al suo ruolo come in fondo tutti quanti, lì dentro.
Un inserviente che va avanti e indietro, con lo sguardo a terra, trasportando lenzuola e asciugamani.
Un luogo che – lo si voglia o no – ha creato una sua nicchia nell’immaginario di ognuno di noi.
Luogo di supposte lussurie, in fondo minime, e venate di malinconia e di solitudine. Luogo di incontro di parole, prima ancora che di corpi.
Un bordello – quel bordello che mettiamo in scena – è un crocevia di vite che si sfiorano, spesso senza cambiarsi a vicenda. Quasi sempre dimenticandosi appena svoltato l’angolo.
Il bordello che ci accoglie è tutto fuorché un luogo di lussuria. O meglio è il tradimento della promessa di lussuria che porta con sé: amori fatti in furia, consumati per rabbia o per dovere, a volte a ridicolo contrasto con le guepiere e i reggicalze indossati svogliatamente da donne bruciate dalla voglia di essere altrove, di essere via di sì.
O al contrario piccole, lievissime trepidazioni e palpiti del cuore da ragazzini, perché è quello il luogo di solitudini che si cercano, di occhi che implorano promesse, siano esse di fuga, di ribellione, o di felicità.
Che bordello! Non è altro che questo: una raccolta di storie che si incrociano in quelle camere, in quel salottino, lungo quegli scaloni, nell’ufficio falsamente professionale ed austero della tenutaria, la prostituta che ha fatto carriera.
Storie di gente, e della capacità del cuore di quella gente di battere ed emozionarsi per una briciola di tenerezza, per uno sguardo.
Per una parola forse fraintesa, ma cosa importa, quando serve a curare comunque ferite e a riempire voragini?
Il bordello che raccontiamo è un luogo dove esseri umani piccoli, ma in fondo teneri, perché indifesi, vivono quotidianamente la loro vita, sperando ed amando, contro ogni speranza, contro ogni amore.
E’ in questa contraddizione che probabilmente si annida il mistero. In questa estraneità che si prolunga ben oltre la promiscuità e la vicinanza dei corpi. In questo embargo dei sentimenti, vietati per non complicare le cose, oltre che per una sorta di cinica praticità, che si disegna, al contrario, la voglia insopprimibile degli uomini – e delle donne – di vivere, sognare, amare, contro ogni evidenza, contro ogni possibilità.